| | RecensioniBrendon
[Brendon n. 6, aprile/maggio 1999, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 26/04/1999]
Testi di Claudio Chiaverotti e disegni di Massimo Rotundo per una storia romantica e violenta allo stesso tempo. In ordine di apparizione: Malcolm, predone del deserto vittima di una maledizione che lo trasforma in una bestia mostruosa durante i rapporti sessuali (!), costringendolo a sbranare le proprie compagne. Juliet, biondina tutto pepe che accompagna Malcolm nel suo viaggio verso Adelphia, la città della scienza dove abita il leggendario Sibelius, forse l'unico in grado di liberare il predone dalla sua maledizione. Shin, affascinante ragazza dai capelli nerissimi, che in una notte di tempesta arriva al castello di Brendon. Brendon che non esiterà a ospitarla e che ovviamente finirà per innamorarsi, decidendo di accompagnarla nel suo viaggio verso Adelphia - eh già perché anche Shin vuole andare ad Adelphia, e per lo stesso motivo di Malcolm... -, viaggio in cui naturalmente non mancheranno le sorprese. E poi, finalmente, Adelphia. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 7, giugno/luglio 1999, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 16/06/1999]
Brendon è sulle tracce di Jennifer, una ragazza che gli ha rubato il cavallo e che vagabonda di città in città alla ricerca dell'Uomo delle stelle, un essere misterioso che secondo un'antica credenza scenderebbe dal cielo la notte di San Lorenzo per diventare l'angelo custode di un bambino. Peccato che, a seconda delle circostanze, l'Uomo delle stelle possa anche trasformarsi in un feroce assassino. Ma non c'è solo una leggenda dietro questo fantomatico personaggio e i suoi efferrati delitti, e Brendon, una volta ritrovata Jennifer, non tarderà a scoprire la verità. Testi di Claudio Chiaverotti e disegni di Giuseppe Franzella - lo stesso del bellissimo numero due, Lacrima di tenebra - per una storia forse un po' contorta ma che comunque non mancherà di trascinare il lettore in un nuovo delirio fanta-horror, cui solo l'ultima vignetta di pagina 98 potrà mettere fine. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 8, agosto/settembre 1999, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 16/08/1999]
Signore e signori, due secoli dopo, i Pinewood Studios. Scenografia, teatro, quartier generale di indimenticabili capolavori della storia del cinema, una volta di piú questa "antica mecca del cinema inglese" è destinata a essere testimone di cose prodigiose. Abbandonati nel giugno del 2012, quando ormai ogni tipo di scenografia e di recitazione erano realizzabili col computer, i Pinewood Studios hanno continuato però a rimanere al loro posto, disfacendosi lentamente ma conservando comunque molto della "magia" dei bei tempi andati. Uno scenario apocalittico e ridondante allo stesso tempo, in cui capita quasi per sbaglio Faith, ragazza dai capelli nerissimi alla deriva nella desolazione del dopo Tenebra, perseguitata da visioni a dir poco inquietanti. Con lei, a spasso per i Pinewood, un misterioso nomade del deserto dall'aspetto (molto) poco rassicurante, il solito Brendon e altri due tipacci di cui è meglio non dire nulla. Per il resto, una trama come al solito piuttosto contorta che non mancherà di appassionarvi, una lunga serie di citazioni di film che se tutto va bene vedremo nei prossimi anni - tra gli altri: Nightmare 12 e 007 Icebreaker con tanto di cybergrizzly castigamatti -, e un finale che anche se non proprio a sopresa, chiude piú che degnamente il tutto. Tutto questo per i testi di papà Chiaverotti e i disegni di Esteban Maroto, a cui vanno i miei piú sinceri complimenti per una delle piú belle storie della saga Brendoniana. Continuate cosí ragazzi. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 9, ottobre/novembre 1999, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 27/10/1999]
Una gigantessa che aspetta il principe azzurro. La via delle stelle, una striscia di terreno biancastro costituita da piccole formazioni stellari iridescenti che nelle notti di luna piena, s'illumina come un sentiero di luce nell'oscurità del deserto. Un misterioso carro blindato che nelle notti di luna piena rapisce donne e bambini, scomparendo poi senza lasciare tracce. Doombar, fatiscente cittadina a sud del deserto, vittima designata delle incursioni del carro. Florence Hoffmann, una giovane donna disposta a tutta pur di ritrovare il figlio che il carro le ha portato via. E, naturalmente, Brendon D'Arkness, che non potrà che gettarsi all'inseguimento del carro, per ritrovare il bambino di Florence e per mettere fine a un mistero che a poco a poco sta uccidendo Doombar e i suoi abitanti. Tutto questo per i testi di Claudio Chiaverotti e i disegni di Corrado Roi, che ancora una volta fanno centro, regalandoci una storia che per certi versi ricorda i lavori del migliore Buzzati e che è, quindi, assolutamente imperdibile per tutti gli amanti del fantastico in generale. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 11, febbraio/marzo 2000, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 21/02/2000]
Zeder è il nome dello stregone che si nutre di centopiedi neri e ha il potere di attraversare lo spazio e il tempo. Brendon si reca a Old London per incontrarlo, nella speranza di tornare indietro nel tempo e impedire l'assassinio di sua madre, ma la magia di Zeder sarà qualcosa di piú di un semplice viaggio nella quarta dimensione. Brendon si ritroverà cosí nel corpo del padre, Steven D'Arkness, dieci giorni prima che il sicario della luna nera compia l'efferato delitto di cui sopra. Ancora in tempo, quindi, per salvare "mammina", ma l'essere suo padre sarà per Brendon fonte di non pochi problemi. Testi di Claudio Chiaverotti e disegni di Massimo Rotundo per una storia che farà la gioia di tutti i time-traveller del pianeta e che consiglio comunque a tutti quelli che amano stupirsi e essere stupiti, molto al di là di ogni possibile trama. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 12, aprile/maggio 2000, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 21/04/2000]
È proprio una fata quella che Brendon incontra in una notte di pioggia a due miglia da New Dream, rimediando un bacio che ricorda parecchio quei telefilm di una volta. Ai confini della realtà. Ma, come dice il titolo, le fate azzurre uccidono, e una volta arrivato a New Dream Brendon scoprirà di non essere l'unico ad aver vissuto un'esperienza cosí particolare. Peccato che a qualcun altro sia andata molto peggio. C'è chi dice che le fate non hanno il senso della morte e possono uccidere semplicemente perché sono irritate o hanno voglia di giocare, ma Brendon non tarderà a capire che la vera causa degli efferati delitti che stanno sconvolgendo la vita di New Dream è la vendetta, e come al solito la realtà sarà piú sconvolgente della fantasia. Testi di Claudio Chiaverotti e disegni di Esteban Maroto per una storia tanto crudele quanto conturbante, a metà tra il giallo e la fantascienza, che non risparmia emozioni e che ancora una volta ci dimostra quanto sia bello dare via libera alla fantasia. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 14, agosto/settembre 2000, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza dell'1/09/2000]
Secondo la mamma di Joey, gli orchi non sono tutti uguali. "L'orco di Kilkanny è grosso e spaventoso, e con gli occhi illumina la notte. Quello di Ozanham, invece, ha un solo occhio, e al posto della bocca ha un becco con denti aguzzi. Ma il piú terribile di tutti è l'orco di Arrhan quelli che trasforma in orchi quelli che gli stanno vicino." è lui, Renfield, l'uomo della notte, capelli bianchi e occhi viola "come il vento", l'orco che Brendon deve uccidere, per vendicare Jasmine, vittima dell'oscuro male del mostro, e evitare che il contagio si diffonda ulteriormente. è infatti sufficiente che una persona venga a contatto con la saliva o il sangue di un orco perché diventi a sua volta una mostruosa creatura affamata di carne umana. Ma i poteri di Renfield sono grandi e Brendon dovrà vedersela anche con la sua terrificante "famiglia". Al suo fianco ci sarà la bionda Linda, scrupolosa dottoressa che si darà un gran da fare per trovare un rimedio alla «orchite» dilagante, almeno finché Renfield non ci metterà lo zampino. Testi di Claudio Chiaverotti e disegni di Giuseppe Ricciardi per una storia davvero impressionante, che ovviamente deve molto al mito del vampiro e che, pur non avendo una trama molto elaborata, avvince e convince fino alla fine. A quando un Brendon mensile? (Marco Vallarino)
[Brendon n. 15, ottobre/novembre 2000, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 23/10/2000]
Spaventapasseri decapitati, pupazzi impiccati, una gigantesca lucertola disegnata sulla piazza principale del villaggio, una folgore che incenerisce la torre del borgomastro. A Wastness sta succedendo davvero qualcosa di strano. Il Re Lucertola è tornato e niente sarà piú come prima. Nessuno sa chi sia, se un uomo oppure davvero l'angelo del caos, ma gli abitanti sembrano obbedire sempre meno volentieri agli ordini della milizia, capeggiata dal brutale Svenn, che dopo la morte del borgomastro ha conquistato il potere. Una ragazza assolutamente innocente sarà impiccata al tramonto se non salterà fuori il responsabile delle diavolerie accadute negli ultimi giorni, e per Brendon sarà piú che un dovere salvare la bella Alice e saldare il conto al folle Svenn. Purtroppo però il finale, se non addirittura tutta la seconda parte della storia, non sarà all'altezza della situazione. L'idea di base è infatti troppo ingenua, troppo scontata e, soprattutto, troppo comoda per sorprendere o anche solo convincere. Il fatto che il Re Lucertola, che dalle pagine del suo libro maledetto impazza per tutta la vicenda, sia davvero Jim Morrison è assolutamente ridicolo e fa venire voglia di tirare l'albo nel muro. "La leggenda di Lizard" è insomma un'occasione mancata e questo dispiace perché Brendon in tutti questi mesi, raramente ha tradito le attese, rielaborando alla grande temi classici e meno classici e proponendo sempre degli intrecci e dei finali quanto meno interessanti. "La leggenda di Lizard" è una buccia di banana, su cui i testi Claudio Chiaverotti e i disegni di Esteban Maroto - comunque sempre molto suggestivi - scivolano con una leggerezza che è quasi irritante. Peccato, anche se bisogna dire che di questi tempi Dylan Dog se la sogna una storia cosí. (Marco Vallarino)
[Brendon n. 18, aprile/maggio 2001, Sergio Bonelli Editore]
[recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza del 20/04/2001]
Nel suo eterno vagabondare, Brendon giunge a Hoasys, crocevia di passaggio dove il maniscalco Wray ha appena sterminato l'intera popolazione del villaggio. Colpa di Zarathustra, il vento dell'ovest che soffia dall'inferno portando i fantasmi di chi è morto con violenza, «anime urlanti di rabbia e disperazione, che sussurrano ai vivi parole dall'aldilà e li conducono alla follia». Ferito a morte nello scontro con Wray, Brendon riesce a salvarsi soltanto grazie alle cure dello sciamano Es, che lo mette in guardia dallo strapotere di Zarathustra, che il cavaliere ritrova tre anni dopo a Rivercrux, dopo aver salvato una ragazza dal pericolo mortale del baccello nero, in una scena che spicca nell'intera storia per atmosfera e originalità. Il gran mestiere del finale - un colpo di scena piuttosto azzeccato - a mala pena pareggia i conti con un inizio sconclusionato e privo di mordente. È dai tempi di Romero che la città viene distrutta all'alba ed è probabile che Claudio Chiaverotti, autore dei testi, lo sappia. I disegni del nathanneveriano Luigi Simeoni sono buoni, ma nel complesso la storia non rappresenta un grosso passo avanti rispetto all'ingenuità e alla sconclusionatezza degli ultimi albi. Forse sarebbe il caso di puntare piú sulla trama che sull'idea, che per quanto interessante non può reggere da sola novantaquattro pagine, che possono senz'altro essere investite meglio, cosí come le 3.800 lire del prezzo dell'albo. (Marco Vallarino)
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