RecensioniJean-Patrick Manchette Fatale
[Einaudi Stile Libero Vertigo, 2000]
[recensione pubblicata su Ghost News #7 e su gialloWeb]
Un tacco a spillo immerso in una pozza di sangue: la copertina di Fatale, il romanzo forse più essenziale di Manchette, è già tutta un programma, con una protanista, Aimée Joubert, che, come la Twingo, piace alla gente che piace. Ambientato a Bléville, tranquilla cittadina che si rivelerà essere un sordido feudo dell'alta borghesia, Fatale ci racconta di come la giovane Aimée riesca in poco tempo a conquistarsi le simpatie dei personaggi più in vista della comunità. A questo punto non ci vorrà molto perché la ragazza metta in atto il suo diabolico piano, rivelando la sua vera natura, quella di killer interessata soltanto ad arricchirsi alle spalle di tutti coloro che hanno qualcosa da nascondere e non possono permettersi che qualcuno parli troppo. Per Aimée è uno scherzo chiudere qualche bocca e far sparire certi documenti compromettenti, basta che il prezzo sia quello giusto. Forse però gli affari di Bléville sono troppo torbidi anche per lei e alla fine non sarà così facile regolare i conti con tutti. Morboso quanto basta per appassionarci tutti, Fatale risente di uno stile ridondante che si perde spesso in inutili ripetizioni e in oziose descrizioni, irritanti per il lettore che, preso dalla storia, ha fretta di arrivare al dunque. Si tratta comunque di un buon romanzo, che lascia spazio a qualche riflessione e che consiglio a chi ha voglia di leggere un noir un po' sopra le righe, inquisitorio e comunque lontano dal facile umorismo che impazza ai giorni nostri.
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