RecensioniRenè Fregni La città dell'oblio
[Meridiano Zero, 2000]
[recensione pubblicata su M-Rivista del Mistero #5]
Presentato con successo al Noir in Festival di Courmayeur, La città dell'oblio di René Frégni è soltanto uno dei tanti ottimi romanzi pubblicati in questi ultimi mesi dall'editore padovano Meridiano zero che nella collana Meridianonero ci ha regalato perle come Le madri nere di Pascal Françaix, Il mio nome era Dora Suarez di Derek Raymond e L'uomo della sabbia di Miles Gibson. A metà tra la letteratura e il noir, e in una certa parte autobiografico, La città dell'oblio è la storia di Ralph, scrittore fallito che tiene un corso di scrittura nel carcere di Marsiglia. Lasciato dalla ragazza di sempre, Laura, con un padre invalido che non fa altro che lamentarsi, Ralph conduce una vita squallida e senza senso, avendo perso la speranza di avere la meglio su quella tigre dai denti a sciabola che è l'editoria. L'incontro con Bove, uxoricida che segue le sue lezioni in assoluto silenzio e che da anni non parla con nessuno, non approfittando neanche dell'ora d'aria, risveglia in Ralph un insano interesse nei confronti di un mondo spaventoso ma intrigante, che diventa ben presto un'ossessione volta a scoprire il segreto di quell'uomo così ermetico. Bove scrive racconti bizzarri, dipinge la moglie assassinata in ritratti inquietanti, parla con lei, mangia con lei, le lava la schiena. Bove è fuori di testa, nessuno può stare lontano dal sole per tre anni, e quando tenta il suicidio - esiste una vita prima della morte? scriverà su uno dei muri della cella - Ralph capisce che l'unico modo per salvarlo è farlo evadere. Comincia così un'allucinante odissea nei meandri della mente umana, di Ralph e di Bove. Il primo disposto a tutto pur di dare un senso alla propria esistenza, il secondo sempre più indifferente al mondo che lo circonda e sempre meno disposto a condividere con qualcuno il suo dolore. Lo stile amichevole di Frégni, dettagliato ma non prolisso, che regala complicità a ogni parola, è quanto di meglio ci possa essere per affrontare la discesa nell'abisso di questo noir, portentoso climax della sete di infinito che ci tormenta da millenni. Un romanzo intimistico, ma di una portata devastante, nella lucidità con cui affronta il tema del vuoto pneumatico. Frégni non riempie questo vuoto, lo allarga, ma ci lascia con la sensazione di aver letto un grande romanzo. SU |