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RECENSIONI & COMMENTI:
Sulla linea bagnata di sangue dei nuovi narratori "pulp" italiani, si muove "Ombre", di Marco Vallarino. Una banda di spacciatori che recluta nuove leve servendosi di un violento videogioco, un treno che viaggia su un binario inesistente verso il paese della felicità, la città di Imperia cancellata dal pianeta, a causa di un virus demoniaco infiltratosi nel computer dell'Altissimo Su insoliti temi come questi si sviluppano le brevi storie di Vallarino, in bilico tra noir, horror e fantascienza. [Luca Crovi, Dylan Dog, Almanacco della Paura 2000, pagina 11]
"Ombre" è il libro di esordio di Marco, che pochi mesi prima, a soli ventuno anni, è stato finalista del Premio Courmayeur. Come si sia classificato non so e non m'importa, quello che mi interessa è cosa e come scrive. Scrive bene, chiaro e senza fronzoli. Quanto a cosa scrive fortunatamente penso che non si ponga nemmeno per un attimo il problema se stia scrivendo un racconto horror o fantascientifico o realistico. I racconti sono per lo piú ambientati a Imperia, ma i dettagli sono pochi, la seguente definizione si potrebbe adattare a una qualsiasi città occidentale: «...il 'paese dei morti viventi'... la gente viveva aspettando solo di morire... troppo presuntuosa per imparare qualcosa di buono, troppo stupida per accettare la diversità del mondo, troppo mediocre per cercare di cambiare le cose...» [Buio]. "Killer" descrive in modo coinvolgente aspirazioni e modo di vivere di una parte, spero minima, dei giovani di oggi. Negli altri racconti l'irruzione del fantastico nella realtà quotidiana avviene con naturalezza, quasi fosse una messa a fuoco di essa. Direi che è questo uno dei tratti più personali di Vallarino, questo scarto improvviso ma senza inceppamenti, che ritroviamo anche in racconti come "Il sopravvissuto" e "Aldilà dei buchi neri", all'avvio dei classici racconti fantascientifici. E il non aver paura di affrontare grandi temi come Dio, la realtà, la morte. Credo che fra gli influssi si possano indicare Dick, un certo fantastico italiano (Buzzati, Landolfi) e King ma fortunatamente per noi lettori questi influssi mi sembrano già assimilati e superati in una propria visione della letteratura, che è vita, si sa. In definitiva mi sento di consigliare questi brevi ma densi racconti, il volume ha distribuzione locale ma si può richiedere alla libreria La Sherlockiana, l'URL è alla pagina dei links, dove c'è anche quello del sito di Vallarino, dove potrete avere un'idea del suo impegno nel campo fantascientifico (di recente ha curato un'antologia di racconti e ha avuto l'impudenza di non includere niente di suo). È bello poter seguire la crescita di un autore così promettente. [Raimondo Marullo (Rama), niusgrupparo di it.cultura.fantascienza, su Ramapage, 17 settembre 2000]
Otto brevi racconti narrati in prima persona, dove Vallarino usa gli strumenti della fantascienza per farci arrivare nelle zone d'ombra che stanno oltre la conoscenza del reale. Forse, in alcuni casi, non si tratta strettamente di fantascienza quanto piuttosto di situazioni in bilico tra realtà e sogno, tra trascendenza e morte. I racconti partono dal dubbio e attraverso la ricerca arrivano alla rivelazione, quasi mai piacevole e spesso catastroficamente definitiva. Vallarino tende a concentrare la propria attenzione sul protagonista e sui suoi problemi e per questo i suoi sfondi fantascientifici hanno tratti piuttosto schematici e possono risultare forse non nuovi a chi è anni che si nutre di letteratura di genere. In ogni caso, la scrittura di Vallarino è lineare, la lettura è scorrevole e le situazioni originali. Insomma, a me l'antologia è piaciuta. In più, uno dei racconti è stato finalista al premio Courmayeur e un altro è stato segnalato dalla giuria dello stesso. Da parte mia, mi attendo che Vallarino allarghi un po' i suoi orizzonti e vada oltre alla visione strettamente legata al personaggio protagonista dei suoi racconti. Dacci ombre più grandi, Vallarino! ;-) [Fabio R. Crespi (PinaZ), niusgrupparo di it.cultura.fantascienza, su PinaZ.HP, 31 marzo 1999]
Prima antologia personale di un giovane autore distintosi al premio Courmayeur 1998. Il volume raccoglie otto prove letterarie che spaziano dalla fantascienza al fantastico al surreale. Paradossalmente sono proprio i due racconti presentati al concorso (uno finalista ed uno segnalato) a convincere di meno. Il primo, "Mario", ci presenta un alieno affamato di storie di vita che uccide chi non gli racconta la verità; il secondo, "Il sopravvissuto", pur cominciando come una classica space opera, finisce per scomodare Dio, identificandolo con una mente artificiale schizofrenica (Definitiva Intelligenza Organizzata). Dove Vallarino riesce ad esprimersi al meglio sono i racconti di forte influenza buzzatiana, sia nelle trame che nelle atmosfere. Opere in cui emerge il disagio di una generazione costretta ad identificarsi in vuoti miti come la discoteca, i videogiochi, il computer. Storie di vite consumate in una Imperia che assurge a simbolo di periferia disumanizzante e squallida, in cui anche il libero arbitrio diventa una favola e l'unico modo di reagire non è la morte ma l'oblio, la cancellazione dall'hard disk della creazione. Ed il pessimismo generazionale, la mancanza di speranze e di obiettivi, diventano solitudine. Illuminante a questo proposito è "Storia di Rò", in cui un giovane tossicomane riesce a portarsi a letto l'amica della sorella. Il protagonista finirà per morire, vittima di una pasticca inghiottita per amplificare l'amplesso, ritrovandosi all'Inferno condannato alla solitudine eterna. O "Killer", il racconto migliore della raccolta: la realizzazione di un determinato punteggio ad un videogioco splatter funge da rito di passaggio per diventare il membro invidiato di una elite i cui privilegi sono spacciare ecstasy nella sala giochi di un quartiere di periferia e godere delle ragazze che lo frequentano. Esemplare parabola di un mito, quello dell'eroe e della cerca, finito nel fango del post-moderno in cui i mostri da abbattere sono creazioni elettroniche ed il premio finale è un paradiso chimico. [Enrico Rulli, Cosmo SF 1/99, Editrice Nord]
A volte i premi letterari mettono in moto nuove iniziative e nuovi autori. È il caso di Marco Vallarino, che dopo essere stato recentemente finalista al premio Courmayeur ha raccolto otto suo racconti e li ha riuniti nell'antologia Ombre, edita da Dominici Editore, una piccola casa editrice di Imperia. I racconti si fanno leggere volentieri. Come ricorda lo stesso autore le sue creazioni si basano sul dualismo, per lui innegabile, violenza o intelligenza, e sullo zerouno, una nuova ideologia a cui sta lavorando da mesi. Nei suoi racconti è riscontrabile un certro pessimismo cosmico, una lotta costante tra la banalità dell'essere umano e l'infinità del creato. Una battaglia persa in partenza, naturalmente, e non a caso i finali sono spesso drammatici e il lieto fine latita. Lo stile scorrevole lascia ben sperare anche per future opere. Magari un vero e proprio romanzo. [ ] L'unico lato stonato per il buon prodotto in questione rimane la troppo pomposa presentazione e una quarta di copertina che cerca di comparare Vallarino ad un paio d'autori stranieri, di cui preferiamo non fare il nome. Ci auguriamo solo che si tratti almeno di una visione del futuro azzeccata da parte dell'editore e non soltanto di una boutade pubblicitaria. [Luigi Pachì, Il Corriere della Fantascienza, n. 193, mercoledì-giovedì 18/19 novembre 1998]
Riceviamo da Marco Vallarino una raccolta di racconti, otto per la precisione, recentemente uscita per i tipi della Dominici Editore, una piccola casa editrice di Imperia e subito vi giriamo la segnalazione. La raccolta si intitola "Ombre", e a dispetto di una copertina perlomeno anomala per il genere trattato si fa leggere con facilità, grazie ad uno stile scorrevole e privo di particolari tecnmicismi letterari, che a seconda dei gusti può rappresentarne il limite o il pregio. I racconti tendono ad un pessimismo cosmico, a malapena riscattato da una sottile ironia che pervade i racconti più riusciti, tra i quali Mario, finalista al Premio Courmayeur. Non è di certo una raccolta che possa far balzare sulla sedia i nostri lettori, avvezzi a ben altre atrocità letterarie, o che faccia gridare al miracolo per l'originalità dei temi trattati, ma si tratta in ogni caso di un prodotto che ha la sua validità, soprattutto tenendo conto della giovane età dell'autore che lascia ben sperare per il suo futuro nel campo della narrativa. [Giuliano Fiocco, Horror Weekly, n. 18, 12 dicembre 1998]
Raccolta opera prima di Marco Vallarino, finalista al concorso letterario italiano per la narrativa fantastica Premio Courmayer 1998. Alla ricerca sperimentale di una propria formula, lo stesso autore le definisce storie "fanta-noir", probabile allusione al loro collocarsi in bilico fra il genere narrativo noir e la fantascienza. Ma si può meglio interpretare l'estrosa definizione, in base alla forte incidenza dell'elemento fantastico puro a fianco di quello noir o fantascientifico. Tanto, da ricordare perfino a volte i "racconti dell'assurdo" di Dino Buzzati. Ricorrente tuttavia, sullo sfondo, la realtà di un paesaggio urbano degradato o l'ambiente detestato-amato della sonnolenta provincia di origine. Si legga, ad esempio, il racconto intitolato Buio. Ebbene, ivi la città di Imperia viene addirittura cancellata per recuperare spazio nel "disco rigido" del mondo, a seguito di una sorta di periodico "scan-disk" predisposto dall'alto. Un caustico particolare è che nessuno al di fuori se ne accorge o ci fa caso. Va da sé che anche ciò rientra nell'oculata e "pietosa" provvidenza di un non ben identificato Grande Programmatore, in sintonia con la personale desolata Weltanschauung del narratore studente universitario di informatica. Oppure, nella fantasticheria "!" (non è un errore di battitura; tale, effettivamente, il bizzarro titolo), assistiamo al dirottamento di un treno in corsa lungo la riviera ligure, dritto verso il paese utopico e ucronico della felicità, che poi si scopre essere una banale "mancanza di fantasia". Insomma, la cifra e la misura dell'autore sembra essere una onirica immaginazione equilibrata da una opportuna dose di realistico e amaro sarcasmo. Godibile, peraltro, la scena dei viaggiatori all'interno del loro scompartimento, sorpresi e preoccupati dal misterioso dirottamento ferroviario. Ciascuno finisce per accennare alla propria piccola storia e grande insoddisfazione. Scolasticamente, torna in mente il medievale congegno della cornice narrativa dei