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Rock e poesia con Altera e Quasimodo

[pubblicata su Il Secolo XIX del 15 agosto 2004]

Rock e poesia, come dire la strana coppia. Ma nello spettacolo Versi contro Versi andato in scena al santuario del Monte Calvario, lo scorso 10 agosto a Imperia, la musica metallica degli Altera, gruppo genovese di rock testimoniale, si è ben sposata con le opere di alcuni dei piú grandi poeti del Novecento. Testi di Montale, Quasimodo, Caproni, Sbarbaro, Conte dedicati a Genova e alla Liguria, cantati da Stefano, leader della band e, in un altro momento dello spettacolo, recitati da Alessandro Quasimodo, da venticinque anni attore teatrale, e poi regista e conduttore radiofonico, figlio del poeta nobel nel 1959. Un sodalizio nato nel 2001, quando gli Altera contattarono Alessandro per inserire "Uomo del mio tempo" di Quasimodo nell'antologia sonora Canto di spine, pubblicata da Sony nel 2001. Da allora l'attore si è esibito con i rocker genovesi in vari spettacoli, a Bologna, a Brescia e a Genova, città cui Quasimodo è particolarmente legato.

Signor Quasimodo, che rapporto ha con Genova?

«Familiare, nel senso che i nonni materni erano di Genova. Sposati a Santa Caterina, abitavano dietro Corvetto. Da bambino andavo spesso a trovarli e con loro giravo la città in lungo e in largo, imparando a conoscerla e apprezzarne le bellezze. Ancora oggi, quando ci torno per lavoro o per fare visita a qualcuno, cerco sempre di trovare il tempo per una passeggiata nel centro storico. Pochi giorni fa, in una precedente data di questo spettacolo (che sarà a Savona il 12 e a Brugnato il 14 agosto), sono andato a piedi da porta Soprana a piazza Principe, passando per piazza De Ferrari e via Garibaldi. Non ci sono parole per dire quanto siano splendidi Palazzo Ducale e il teatro Carlo Felice, ma la cosa a cui sono piú affezionato è la fontana che raffigura Enea in fuga da Troia con Anchise e Ascanio, in piazza Bandiera. Probabilmente solo in una città dalle mille anime come Genova si poteva erigere un monumento a Enea.»

I cantieri non le danno fastidio?

«Assolutamente no. Anzi, mi davano fastidio quando non c'erano. L'incuria può uccidere una città, mentre i cantieri sono la piú chiara testimonianza di come Genova sia viva, in continua crescita. Sono molto soddisfatto del tentativo di recupero ambientale che si sta compiendo. E poi Genova è una città dal fascino totale, unica al mondo, che si presenta incredibile, tra il mare e la montagna. Non ci si stanca mai di guardarla, anelando alla saturazione, in una sorta di sindrome di Stendhal. È ovvio quindi che ogni autore che ci sia stato abbia sentito il bisogno di scriverne.»

E Imperia?

«Non la conosco, ma mio padre lavorò come geometra del genio civile a Imperia, negli anni Trenta. Da quelle parti conobbe Angelo Silvio Novaro, noto poeta locale, che lo aiutò a trovare una cattedra all'Università di Milano nel 1941, perché potesse dedicarsi completamente all'attività letteraria.»

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