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RaccontiSanremo val bene un'amica[pubblicato su Il Secolo XIX del 24 giugno 2003]Uno per tutti, tutti per uno, dicevano i moschettieri e per Paola e le sue amiche è stato naturale seguire il loro esempio. Cento euro a testa per comprare da un bagarino uno degli ultimi biglietti rimasti e un sorteggio per permettere alla fortunata vincitrice di assistere alla serata finale del 54° Festival della canzone italiana, comodamente seduta in platea in mezzo a varie celebrità, per sentirsi una di loro, piuttosto che una insignificante studentessa del liceo di Sanremo. I genitori sono ovviamente all'oscuro di tutto, ma alla fortunata basterà dire che va a dormire a casa della solita amica del cuore per avere la serata libera. Per recuperare i soldi è bastato comprare un vestito in meno, rompere il salvadanaio, fare qualche lavoretto extra o frugare nella borsa di mamma e nel portafoglio di papà. Trovare un bagarino è stato ancora più facile: quattro passi nel centro di San Remo tra i manifesti che annunciano il grande evento, qualche occhiata insistente agli imperturbabili figuri nascosti all'ombra dei portici, una contrattazione veloce e un'allegra bicchierata al bar per festeggiare la conquista del biglietto. Il difficile sarà non cavare gli occhi alla fortunata che si metterà in tasca il biglietto, ma Paola spera troppo di vincere per pensarci. Per il sorteggio le ragazze decidono di fare le cose per bene. Scrivono i nomi su dei bigliettini che mettono dentro cinque bussolotti di uguali grandezza e colore, poi recuperano un cappello abbastanza grande da contenerli tutti. In piazza Colombo fermano un passante dall'aria innocua e gli chiedono di pescare un bussolotto. L'uomo è perplesso, ma per non peggiorare le cose acchiappa un bussolotto e si dilegua. Tra l'eccitazione generale, Paola apre il bussolotto. Non l'avesse mai fatto. Vince Lara, con un gridolino di gioia che risuona come una bestemmia in chiesa. Le altre la fissano impietrite mentre ripone il biglietto nella borsetta e commenta: "Beh, spero che non mi odierete per questo." Non la odieranno, forse, ma allagheranno la piazza con una pioggia di lacrime. Neanche quando avevano scoperto che George Michael è gay, ci erano rimaste così male. Alla fine, soltanto Paola si preoccupa di mantenere un buon rapporto con Lara. Le altre decidono di darle l'ostracismo. Fortunata al gioco, sfortunata in amicizia, diranno, a mo' di giustificazione. Il colpo di scena arriva sabato pomeriggio. Lara telefona a Paola e subito scoppia a piangere. Sta male, malissimo. Ha passato una notte d'inferno e peggiora di ora in ora, senza sapere cosa le stia accadendo. Sa bene che non ce la farà mai a rimettersi in tempo per la serata, e sa anche che sarebbe un peccato mortale sprecare il biglietto per cui hanno fatto tanti sacrifici. Tra quelle che hanno partecipato all'acquisto, Paola è l'unica che le sia rimasta amica, perciò è giusto che sia lei a prendere il suo posto. Paola tace e acconsente. Tace soprattutto della boccetta di lassativo che le ha versato nel Martini la sera prima. Schizza a ritirare il biglietto, poi si prepara per il grande evento. Papà e mamma sono a fare il week-end in montagna, nessuno la vede pettinarsi, truccarsi e (s)vestirsi di tutto punto, come fosse Claudia Gerini o Serena Autieri. Alle otto Paola esce di casa in parata, con il biglietto accuratamente riposto nella borsetta e un sorriso mefistofelico stampato in faccia. A pochi passi da viale Matteotti e da piazza Colombo, sente dietro di sé il rumore di un motorino, ma non ci fa troppo caso. Fa caso invece allo scippatore che la scaraventa a terra, nella polvere e le strappa di mano la borsetta, per poi ripartire a tutta velocità. Il biglietto non c'è più e Paola non può far altro che buttarsi sotto la prima macchina che passerà, per espiare la colpa e evitare di passare una vita di rimpianti, oltre che di rimorsi. Il passo è breve, dalle luci della ribalta ai fuochi fatui del cimitero, in attesa che lo scippatore in motorino, travolto da un camion, la raggiunga. [Imperia, marzo 2002] | ||