Alberto Guglielmi Manzoni è uno scrittore di Sanremo che ho conosciuto grazie agli amici dell’Icit. La sezione imperiese dell’Istituto di Cultura Italo-Tedesco assegna ogni anno il premio Incontri-Begegnungen a una personalità, italiana o tedesca, che si sia distinta nel rafforzare il rapporto di stima e amicizia tra i due popoli.
Alberto ha ricevuto l’onorificenza nel 2025, per l’impegno nella promozione della cultura tedesca nel territorio imperiese. “Attraverso un’opera di appassionata divulgazione – recita la motivazione del premio – Guglielmi Manzoni ha reso accessibile a un ampio pubblico la ricchezza letteraria, artistica e filosofica tedesca”.
La felice occasione mi ha permesso di incontrare e intervistare Alberto, com’era successo nel 2020 con Josef Buchelmeier. Ho così scoperto come si è avvicinato alla cultura tedesca e che cosa, in particolare, lo abbia spinto a operare nel sociale, dando vita alla fondazione benefica l’Uomo e il Pellicano. Qui di seguito potete leggere un estratto dell’articolo scritto all’epoca per l’edizione imperiese del Secolo XIX.
Alberto Guglielmi Manzoni, quando l’Uomo e il Pellicano parlano tedesco
Il Secolo XIX, 16 novembre 2025
Le generose gesta del medico e filantropo tedesco Albert Schweitzer hanno ispirato la vita dello studioso sanremese Alberto Guglielmi Manzoni. Il cinquantatreenne scrittore e filosofo, oltre a lavorare per la Regione Liguria come orientatore professionale nei centri per l’impiego, è impegnato nell’attività sociale della sua fondazione l’Uomo e il Pellicano creata per organizzare eventi culturali a scopo benefico.
«Cerco di mettere la cultura, l’arte, la socialità al servizio della filantropia» spiega Guglielmi Manzoni «nel ricordo di Albert Schweitzer, medico e teologo protestante che ai primi del Novecento si è recato come missionario in Gabon per curare i malati, in un’epoca in cui la popolazione dell’Africa equatoriale viveva in condizioni igienico-sanitarie assai precarie».
Guglielmi Manzoni ha appreso dallo studio dell’opera di Albert Schweitzer l’etica del rispetto della vita, estesa a quella degli animali e delle piante. «Il pellicano citato nel nome della mia fondazione» riprende lo studioso «è un uccello tipico del Gabon, ma anche un simbolo della cristianità e della carità. Questo perché la femmina del pellicano arriva a perforarsi il petto col becco per usare il suo sangue per nutrire i suoi piccoli».
L’ammirazione di Guglielmi Manzoni non riguarda solo Schweitzer. «Sono un grande estimatore di tutto il popolo tedesco» dice. «A scuola mi piaceva la filosofia. Siccome Kant e Hegel erano i miei filosofi preferiti ho deciso di fare la mia esperienza di studio Erasmus in Germania, a Magonza, dove mi sono trovato benissimo. Colpito in principio dal fascino intellettuale tedesco, mentre lavoravo alla mia tesi sulla interpretazione di Kant nell’opera di Schweitzer, ho scoperto un popolo accogliente, gentile, che apprezza chi si sforza di studiare e lavorare nel rispetto delle regole comuni e premia quindi l’impegno».
Perché i tedeschi sono così affascinati dal ponente ligure?
Guglielmi Manzoni ha poi iniziato a scrivere e pubblicare qualche libro sulla storia tedesca. «Visto che tanti tedeschi venivano in Italia, volevo portare qualcosa del loro bellissimo paese nel nostro. Due libri li ho dedicati a Schweitzer. Un altro intitolato Tedeschi in Riviera. La Sanremo di Federico III tra cure climatiche, mondanità e religiosità solidaristica parla invece di come i tedeschi siano diventati così assidui nella frequentazione del ponente ligure. Per loro è una “nostalgia dell’anima” perché certi luoghi, soprattutto nell’entroterra, offrono un ritorno al mondo arcadico. I cascinali ristrutturati in mezzo alla natura, in un paesaggio dolce esaltato dal clima mite, rappresentano un confortevole rifugio dal caos delle metropoli tedesche».
Marco Vallarino
