Elmore Leonard

Intervista su Hot Kid e la scrittura

Come tutti sapete, il grande Elmore Leonard ci ha lasciato il 20 agosto 2013. L’autore di New Orleans ha scritto racconti, romanzi e sceneggiature che hanno fatto la storia della letteratura e del cinema americani. Ha vinto premi e viaggiato in tutto il mondo per incontrare i suoi lettori. In uno di questi viaggi, ho avuto modo di incontrarlo anch’io e intervistarlo.

Era il Noir in Festival di Courmayeur 2006, che seguivo come inviato del mensile Noir Magazine. Nell’occasione ebbi l’onore di essere uno dei pochi giornalisti ammessi all’incontro con lui, prima della consegna del Raymond Chandler Award.

Elmore Leonard al Noir in Festival di Courmayeur 2006

Ottant’anni, quaranta romanzi e una voglia matta di continuare a emozionare e sorprendere il pubblico di tutto il mondo. Insignito del Raymond Chandler Award per la sua straordinaria carriera in noir, Elmore Leonard è stato tra i grandi protagonisti dell’ultimo Festival di cinema e letteratura di Courmayeur, andato in scena dal 5 all’11 dicembre 2006 con tanto di retrospettiva dedicata ai film tratti dalle opere dell’autore americano, tra i più gettonati da registi e produttori di Hollywood.

Sono passati 55 anni dalla stesura del primo romanzo The bounty hunters, eppure l’autore di Get shorty, Cat chaser, Be cool è sempre sulla breccia, pronto a dare vita (sulla carta) a nuove sensazionali imprese criminali. Lo scrittore americano nato a New Orleans nel 1925, che ha combattuto contro i giapponesi nella seconda guerra mondiale e si è poi laureato in letteratura nel 1950, ha già annunciato l’uscita del prossimo libro per il maggio del 2007.

Il ritorno dello sceriffo Carl Webster

Elmore Leonard, Hot Kid, Einaudi

Intitolato Up in Honey’s room e ambientato negli Stati Uniti della fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, il romanzo segnerà il ritorno dello sceriffo Carl Webster. Il personaggio, già apparso in Hot Kid, stavolta sarà alle prese con la rocambolesca fuga di due prigionieri tedeschi. Pare che Webster alla fine diverrà addirittura il protagonista di una trilogia, mentre nel romanzo che Leonard sta scrivendo in questo periodo rivedremo la medium Dawn Navarro, già apparsa in Riding the gap (tr. A caro prezzo).

“Non è certo per motivi commerciali che sono finito a scrivere una trilogia su Webster – ha tenuto a specificare Elmore Leonard a Courmayeur – In effetti non mi piace che il lettore sappia già chi e che cosa troverà in un mio libro. Stavolta però avevo raccolto così tanto materiale per il primo romanzo che ho deciso di sfruttare quello che era avanzato per delle storie nuove. Poi mi interessava parecchio raccontare delle vicissitudini dei 350.000 tedeschi deportati come prigionieri negli Stati Uniti durante la guerra.”

Webster e l’infanzia di Elmore Leonard

Gli anni 30 e 40, ovvero l’epoca in cui sono ambientate le gesta di Webster, sono pure il periodo in cui Elmore Leonard, ancora ragazzo, era più ricettivo e facilmente impressionabile, come lui stesso ha ammesso. “Ho un ricordo eccezionale di quegli anni – ha detto. – Soprattutto dell’atmosfera di frontiera che si respirava da certe parti, come se si fosse ancora nel vecchio west. In sessant’anni poi sono cambiate tantissime cose, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento femminile e lo slang del linguaggio. Credo quindi sia doveroso recuperare certe usanze e i vecchi costumi di una volta, anche solo per utilizzarli come scenario per una storia.”

Invece che cos’è cambiato in oltre mezzo secolo di attività nella scrittura e nelle abitudini di Elmore Leonard? “Non molto, in realtà. Ho sempre lavorato da solo, come un impiegato, con gli stessi orari e la medesima diligenza. Tutte le mattine, quando posso, mi alzo e inizio a scrivere alle nove delle mattina per smettere soltanto intorno alle sei di sera. Sembra un lasso di tempo interminabile, per me però scorre velocemente perché lo occupo facendo qualcosa che mi piace molto e con grande soddisfazione.”

La passione è il segreto del successo di Elmore Leonard

E qual è il segreto dei dialoghi così realistici e brillanti? “Anche qui credo sia merito della passione con cui scrivo. Mi piace molto inserire più dialoghi possibili perché mi sembra che servano a muovere la storia e rendere i personaggi più solidi e vivi. Non li leggo a voce alta come fa qualcun altro, però scrivendo avverto chiaramente la differenza tra le varie voci. Mi ci vuole sempre un po’ comunque per imparare a conoscere i vari personaggi, per questo ne aggiungo di nuovi soltanto dopo le prime cento pagine. quando ho già preso dimestichezza con quelli iniziali.”

Forse è proprio per la qualità dei dialoghi che è così ricercato da Hollywood. “Sì, è possibile. Ricevo sempre parecchi complimenti per i dialoghi da chi compra i diritti dei miei romanzi. Poi nei film gli sceneggiatori tendono a fare di testa propria, cambiando anche un bel po’ di cose, per mettersi in luce e far vedere che pure loro sono capaci a scrivere. Tra i tanti attori che hanno interpretato i miei personaggi, negli ultimi anni mi è piaciuto il John Travolta di Get Shorty. Ha recitato benissimo, grazie anche al regista Barry Sonnenfeld che ha seguito il mio consiglio di attenersi strettamente ai dialoghi scritti nel romanzo.”

Elmore Leonard legge Ernest Hemingway

Quando non è impegnato a scrivere le sue storie, che cosa fa di solito? “Leggo quelle degli altri. Mi è sempre piaciuto moltissimo anche leggere. Anzi, credo di aver scoperto la passione della scrittura proprio leggendo, negli anni 40 e 50, i romanzi e i racconti di un certo Ernest Hemingway. Erano storie favolose e lui era un grande scrittore, purtroppo però trovo che mancasse di un po’ di senso dell’umorismo. Io per esempio ho sempre pensato che si debba sempre cercare di scrivere con leggerezza. A prescindere dall’argomento occorre divertirsi e far divertire.”

Quanto è importante lo stile in un romanzo? “È importante finché non diventa troppo scritto ovvero forzato, preparato a tavolino. Quando, rileggendo la propria storia, si incappa in questa sensazione, bisogna riscrivere il testo per cercare di renderlo più invisibile e funzionale alla storia. Un noir per essere tale deve inchiodare il lettore alla pagina. Ancora adesso comunque leggo molto per imparare, soprattutto con autori come Westlake/Stark, Pelecanos, Hall, Lehane. In questo senso mi ha fatto piacere che proprio James Hall abbia dedicato una delle sue lezioni nell’università in cui insegna al tema della gerarchia psicologica nei miei personaggi.”

Dopo tutti questi anni c’è ancora un libro che vorrebbe scrivere? “Sicuramente quello che ho in mente adesso e che sto già scrivendo, come sempre tutti i giorni dalle 9 alle 18 quando ne ho la possibilità. Ripeto, l’unica cosa che davvero mi interessa è divertirmi mentre scrivo. Anche per avere la speranza che un giorno anche chi mi leggerà possa divertirsi.”

Marco Vallarino