Jo Nesbo

Intervista sul commissario Harry Hole e il romanzo Il pettirosso

Come ho scritto altrove, ho avuto occasione di seguire il Noir in Festival di Courmayeur 2006 come inviato del mensile Noir Magazine. Jo Nesbo non era ancora famoso come oggi ed era al primo tour promozionale in Italia. A quanto dice l’ufficio stampa, sono stato uno dei primi giornalisti italiani a intervistare lo scrittore norvegese. L’occasione era l’uscita nel nostro paese del suo romanzo noir Il pettirosso. Il libro è stato pubblicato in prima edizione da Piemme con la traduzione di Giorgio Puleo. L’intervista è stata realizzata grazie al supporto dell’amico Seba Pezzani come traduttore, che ringrazio oggi come allora.

Jo Nesbo a Courmayeur

Jo Nesbo, Il pettirosso, Piemme 2006

Un attentato è una cosa seria, lo sa bene il commissario Harry Hole, che nella visita di Bill Clinton a Oslo ha sparato per sbaglio a un agente dei servizi segreti americani, scambiandolo per un terrorista.

Al Noir in Festival di Courmayeur per presentare il terzo romanzo – il primo tradotto in Italia – della serie del turbolento detective, lo scrittore (e cantante e chitarrista di una band metal) norvegese Jo Nesbø ha svelato alcuni interessanti retroscena sulla nascita del personaggio che ne Il pettirosso (ed. Piemme) indaga negli ambienti neonazisti della città per scoprire chi ha comprato un Märklin – il fucile per eccellenza utilizzato negli attentati – e perché.

Il commissario Harry Hole e l’Australia

“Harry Hole è nato durante un viaggio in Australia, proprio il paese in cui iniziano le sue avventure. Ero in vacanza da quelle parti per riprendermi dalle fatiche dell’ultimo tour con la band. Laggiù ho deciso di assecondare la passione per la scrittura che avevo fin da ragazzino. Ho trovato il tempo necessario per elaborare una trama interessante e un personaggio accattivante, rimediando pure una buona ambientazione. Harry Hole è decisamente un disadattato, come Philip Marlowe. Per lui però l’alcolismo è un tallone d’Achille che lo mette in difficoltà. Con il lavoro ha un rapporto di amore e odio, ma sa anche essere professionale. Grazie al notevole processo intuitivo cui si affida, è assai più abile e interessato a occuparsi della risoluzione di un mistero piuttosto che della banale caccia a un serial killer. Per questo è così ossessionato dal caso del Marklin.”

Neonazisti in Norvegia

Il nazismo è ancora un pericolo? “In Norvegia il tipico neonazista ha al massimo 25 anni, perché poi finisce per assumere posizioni più moderate e integrarsi nella società democratica. Credo che ormai si tratti più di una moda che di un reale interesse politico. Le ideologie però sono dure a morire. Per questo si parla ancora così tanto della seconda guerra mondiale, anche se come tutte le altre è stata combattuta principalmente per conquistare territori.”

Un’opera d’intrattenimento può davvero influenzare le opinioni del pubblico? “È dai tempi di “No surrender” di Bruce Springsteen che si impara di più dai tre minuti di una canzone che da tutti gli anni trascorsi a scuola. Al giorno d’oggi credo siano proprio la musica e il cinema a influenzare maggiormente la gente, più della letteratura.”

E il successo del noir da dove arriva? “Dal fatto che la moderna letteratura di genere, con le sue tante implicazioni sociali e politiche, è l’unica che possa scrutare la società con occhio critico. Credo comunque che anche il vecchio mistery continuerà a avere il suo pubblico fedele che magari si diverte pure a fare sudoku. Ciò che piace del giallo secondo me è il contratto che si stipula subito tra scrittore e lettore. In questa storia c’è un mistero da risolvere. In realtà si tratta di un impianto solo apparentemente limitato perché poi durante la storia l’autore può dire tutto quello che vuole.”

Marco Vallarino