Donatella Di Pietrantonio racconta l’età fragile di una migrazione al contrario

Donatella Di Pietrantonio è una scrittrice che ha raggiunto il successo già con i suoi primi romanzi, pubblicati da Elliot e vincitori di vari premi. La consacrazione è giunta qualche anno più tardi con L’arminuta. Un romanzo di formazione scritto per Einaudi, che l’autrice di Arsita ha presentato anche dalle mie parti, a Cervo.

È iniziata così per la scrittrice una felice frequentazione della Riviera dei Fiori, proseguita nel 2024 con un incontro sanremese dedicato a L’età fragile, romanzo entrato nei giorni scorsi nella dozzina del Premio Strega. Un’occasione che mi ha permesso di intervistare Donatella Di Pietrantonio – grazie all’organizzatrice Francesca Rotta Gentile – e scoprire qualcosa di interessante su di lei oltre che sul libro. È stata una bella chiacchierata, nella quale è emerso un significativo aneddoto sul suo legame con la città dei fiori, che mi fa piacere ora riproporvi qui.

Intervista a Donatella Di Pietrantonio su L’età fragile

Il Secolo XIX, 14 gennaio 2024

Donatella Di Pietrantonio, L'età fragile

È una storia di migrazione al contrario quella che Donatella Di Pietrantonio racconta nel suo nuovo romanzo L’età fragile (Einaudi, 192 pagine, 18 euro). Un ritorno doloroso da Milano alla terra d’origine, un paese della provincia abruzzese, compiuto da una studentessa universitaria, Amanda, colpita da un male oscuro, uno shock che l’ha chiusa nel silenzio. La madre, Lucia, indagherà a lungo sul malessere della figlia, prima di scoprire per caso che la giovane è rimasta vittima di un’aggressione.

Di Pietrantonio presenterà L’età fragile lunedì 15 gennaio a Sanremo. Alle 19 sarà nella serra La Fenice di Villa Nobel, ospite di Sa(n)remo lettori. Con lei ci saranno le professoresse Francesca Rotta Gentile, ideatrice della rassegna, e Patrizia Milanese. L’incontro, gratuito, sarà vivacizzato dalle letture dell’attore Eugenio Ripepi e dalla musica della band del liceo Cassini, diretta dal professor Claudio Iezzi.

Sanremo è anche la città nella quale il padre dell’autrice, Sabatino, emigrò nel 1950 in cerca di lavoro. “Gli abruzzesi” ricorda Di Pietrantonio “sono andati un po’ dappertutto nel dopoguerra, anche all’estero. La Liguria piaceva perché si poteva ritrovare il contatto con la terra. Mio padre lavorò come zappatore sui terrazzamenti. Mi ha sempre parlato bene di quel periodo, dell’accoglienza e delle opportunità trovate, anche se poi dovette spostarsi in Svizzera e Germania. Riuscì infine a tornare in Abruzzo, dove ha fatto la sua vita.”

Un ritorno amaro, quello di Amanda in Abruzzo, quasi una fuga

Quello di Amanda, nel romanzo, è però un ritorno amaro, quasi una fuga. “Amanda torna al paese per via del primo lockdown del Covid. Dopo quello che le è successo, non vuole rimanere da sola a Milano, mentre tutta l’Italia sta chiudendo le porte. In Abruzzo però ritrova quello che aveva tentato di lasciarsi alle spalle: il fallimento della madre, lo spettro di fare la sua fine. Diventare una donna di casa che ha dovuto rinunciare alla propria vita per il bene della famiglia. Degli altri quindi. Anche se poi sia il marito che la figlia l’hanno lasciata.”

Per Lucia il fallimento di Amanda, in fuga dal suo futuro, dopo essere stata tra le prime a passare il test d’ingresso alla Statale, diventa il suo. “La donna è impotente di fronte ai silenzi della figlia. Non riesce a penetrare nella sofferenza di Amanda, né a spiegarsela, per esserle d’aiuto. Quando scoprirà che la giovane ha subìto una rapina, parlando con un’ex coinquilina milanese, percepirà oltre alla fragilità della figlia, che da quella sera non è stata più la stessa, anche la sua di madre. Che, come ogni genitore, deve arrendersi di fronte alla imprevedibilità degli eventi esterni, che possono infrangere le nostre barriere in qualunque momento e in qualunque modo.”

Qual è l’età fragile?

Dunque qual è l’età fragile che dà il titolo al romanzo? “Ogni età può essere fragile, perché la fragilità è insita nella condizione umana. Però la fragilità può essere affrontata, gestita, nel rapporto con gli altri. Perché un incontro, un confronto, anche quando diventa uno scontro, è meglio di niente, cioè del silenzio, della negazione del problema. Da una parte, i genitori non hanno superpoteri per capire che cos’abbiano i figli senza che ne parlino. Dall’altra, il dialogo innesca un processo di analisi che può offrire altri punti di vista, magari anche una soluzione, oltre al sollievo della condivisione dello stato di disagio.”

Donatella Di Pietrantonio non è l’unica autrice di Einaudi venuta a presentare uno dei suoi libri nel ponente ligure. Niccolò Ammaniti e Maurizio de Giovannni sono altri scrittori di punta della casa editrice torinese che ho avuto il piacere di incontrare e intervistare.

Marco Vallarino