L’esperimento di San Valentino

Racconto umoristico pubblicato su Il Secolo XIX del 12 febbraio 2004

Il professor Maggi è un genio. Glielo dicono tutti, fin da bambino. A dieci anni era già all’università. A tredici ha preso la prima laurea, in chimica. A quindici la seconda, in biologia. A diciotto la terza, in medicina. I premi Nobel sono arrivati poco dopo. A trent’anni appena compiuti Maggi ha tutte le carte in regole per diventare il più grande scienziato della storia, oscurando le stelle di Einstein, Fermi, Newton.

Peccato che non riesca a riscuotere lo stesso successo con le donne. Maggi è un uomo gentile, dolce, generoso, ma il gentil sesso non vuole saperne di lui. Forse è colpa della gobba che gli è venuta leggendo i tomi di chimica organica. O dell’occhio di vetro che porta da quando gli è esplosa in faccia una provetta. O delle ustioni che si è procurato nell’incendio del laboratorio. Senza dimenticare la gamba di legno, la mano di plastica e la placca di metallo che nasconde sotto il berretto.

Nessuna donna comunque ha tirato in ballo il suo aspetto fisico. Molte hanno detto che non si ritenevano all’altezza di un simile genio. Altre che si sarebbero sentite in colpa a distoglierlo dai dettami della scienza.

Segregato nel laboratorio, Maggi non si è arreso. Ha fatto quello che ogni buon scienziato avrebbe fatto. Ha escogitato una soluzione che fosse un piccolo passo per lui e, allo stesso tempo, un grande balzo per l’umanità. Un siero che faccia innamorare le donne del primo uomo su cui posano lo sguardo.

Ci sono voluti anni di duro lavoro, ma alla fine eccolo lì, il matraccio che cambierà il mondo. Manca solo la materia prima. Dopo innumerevoli esperimenti su topi, conigli, cani, gatti e giraffe, Maggi deve rimediare una donna che si presti alla prova del fuoco.

Per un luminare come lui è quasi naturale spingersi al di là del bene e del male – per il bene suo e dell’umanità – e contattare una banda di papponi russi per comprare, con i fondi dell’università, Eva, un’avvenente schiava bionda con gli occhi azzurri e tutte le curve al posto giusto, scelta da un catalogo che farebbe invidia a Postalmarket.

Felice per essere stata sottratta alle angherie dei vecchi padroni, Eva è così ben disposta nei confronti del professore che si rende disponibile a chiudere entrambi gli occhi sul ripugnante aspetto fisico dell’uomo. Ma Maggi è talmente infervorato che deve a tutti i costi portare a termine l’esperimento. Vuole fare le cose per bene, così aspetta il giorno di San Valentino per agire.

La mattina offre alla ragazza un’abbondante colazione, le regala un mazzo di fiori, le recita varie poesie d’amore, poi la conduce al laboratorio. Le preme il solito fazzoletto impregnato di cloroformio sul naso e la bocca, la lega al lettino e le scopre il braccio. Porta tutte le cavie fuori dal laboratorio, per evitare che al risveglio Eva si innamori di un criceto, e prepara l’iniezione.

L’eccitazione di Maggi è tale che l’ago si infila nella vena con la delicatezza di un caterpillar. L’effetto del siero è immediato. La ragazza apre gli occhi, osserva la carcassa devastata del professore e esclama: «Oh, mio eroe!» Strappa le corde con la forza dell’amore, gli salta addosso e lo tempesta di baci. «Eureka!» strilla Maggi, prima di sbottonarsi i pantaloni.

Ma la pelle di Eva raggrinzisce a vista d’occhio. Diventa grigia come quella di un topo. E gli occhi rossi. Le tette lunghe e molle. I capelli cadono uno dopo l’altro, insieme ai denti. E alle orecchie. E al naso.

Effetti collaterali del siero? Tra provette e alambicchi, Maggi corre per il laboratorio inseguito dalla sua “creatura”, maledicendo la scienza e i papponi russi.

Marco Vallarino