Il professionista

Racconto noir uscito su Il Secolo XIX del 1° maggio 2002

Ferma la macchina nel luogo stabilito e aspetta. Puntuale, al riparo da sguardi indiscreti, pensa a ciò che sta per fare (che qualcuno farà per lui, piú precisamente) e trema. Sobbalza quando sente bussare al finestrino, impegnato com’è a fissare il vuoto, e quasi non ha il coraggio di girarsi a guardare. Al di là del vetro ci sono solo la mano che lo ha fatto sobbalzare e il tessuto bianco di quello che potrebbe essere un impermeabile. Abbassa il finestrino e una voce dall’altra parte chiede: “Angelo?”

“Ferrari” risponde lui come da copione, la voce tremante, la gola che diventa ogni minuto piú secca. La portiera si apre e l’uomo dentro l’impermeabile si accomoda all’interno dell’auto. “Andiamo” dice, prima di accendersi una sigaretta.

“Dove?”

“Savona. Fai l’autostrada, andata e ritorno.”

Angelo mette in moto, esce dal parcheggio e si dirige verso il casello. Fa per dire qualcosa, ma l’uomo, il volto nascosto da un cappellino da baseball, un paio di occhiali scuri e il bavero rialzato dell’impermeabile, lo interrompe subito: “Non adesso, dopo.” Angelo deve aspettare di sfrecciare a centrotrenta all’ora sulla Genova-Ventimiglia perché l’uomo gli dica: “Parla.”

Non se lo fa dire due volte. Sono anni che aspetta di potersi sfogare con qualcuno. E poi, anche se è un assassino, l’uomo senza volto, amico di un amico di un amico, deve capire perché ha deciso di uccidere (di far uccidere) sua moglie dopo dieci anni di matrimonio. Dieci anni d’inferno, i peggiori della sua vita. Con la banda delle ville che impazza in televisione e sui giornali, non sarà un problema farlo passare per un furto e… ma sí, tutto quello che vorrà prendere sarà suo, lui si rifarà con l’eredità. L’importante è sistemare i cani prima che la pazza si accorga che c’è qualcosa che non va e chiami gli sbirri. Entrare non sarà un problema. Prima di uscire per andare a giocare a bowling con gli amici, davanti a decine di testimoni, lui si ricorderà di lasciare qualche finestra aperta.

Due ore dopo la Mercedes di Angelo torna al parcheggio. L’uomo intasca l’anticipo, scende dall’auto e si allontana rapidamente. Alea iacta est. Il dado è tratto, adesso non resta che bere il brodo. Angelo è sicuro che sarà delizioso.

La sera del trenta aprile l’uomo dell’impermeabile bianco, meglio noto come il Killer, scavalca il muro di cinta della villa, fredda i cani da guardia con la solita pistola munita di silenziatore, poi cerca una finestra aperta e entra in casa. Come da copione, la signora è in camera da letto, con un altro uomo. Postino, idraulico o vecchia fiamma del liceo, per il Killer non ha importanza. Gli spara alla schiena, come non dovrebbe, per toglierlo di mezzo, ma la donna lo ha visto entrare e, nonostante il peso (morto) dell’ex amante, urlando come una pazza, riesce a raccogliere dal comodino una boccetta di profumo e a tirargliela in faccia. Centro perfetto e, mentre il Killer si contorce dal dolore, l’adultera scappa, nuda come mamma e il postino l’hanno fatta, fuori dalla camera, giú per le scale, verso il telefono che c’è nell’ingresso.

“Aiuto, mi stanno amma…” è tutto quello che riesce a dire al 113, prima che il Killer sradichi il filo del telefono e le sia addosso. Dita negli occhi e un calcio nelle palle, come le hanno insegnato al corso di difesa personale, e via, in giardino. I cani, dove sono i cani? e il cancello? Fuori di qui, fuori! Il Killer le spara due colpi a tradimento, ma di notte, con gli occhi trafitti e gonfi di lacrime, anche un professionista come lui ha qualche problema di mira. La fedifraga infila il cancello, nel disperato tentativo di raggiungere un’altra abitazione e quindi la salvezza. Ma la banda delle ville fa paura a tutti e nessuno apre i portoni a quell’ora della sera. La donna urla e si consuma le dita sui citofoni, ma non c’è niente da fare.

L’inseguimento continua. Il Killer, ancora sofferente per il trattamento riservato ai suoi testicoli, fatica a tenere il passo della donna che, a piedi nudi per la vastità della campagna, rinverdisce i fasti di Abebe Bikila. Ogni tanto qualche proiettile sfreccia fin troppo vicino alle sue forme abbondanti ma, allo scoccare della mezzanotte, il Killer si ferma di colpo. L’adultera non se ne accorge e continua a correre all’impazzata. Probabilmente continuerebbe anche se lo vedesse, pensando che si tratti di una trappola, ma il Killer è un professionista serio e il primo maggio è il primo maggio. La festa dei lavoratori. Che scappi pure, la fedifraga, nuda come un verme per la campagna piena di malintenzionati. Lui ha finito alla mezzanotte del trenta aprile. Dovrà restituire l’anticipo, ma pazienza. La professionalità innanzitutto, altrimenti chi li sente quelli del sindacato?