Il sasso

Racconto di Marco Vallarino finalista al premio letterario Montagne d’argento 2000 e pubblicato nell’antologia “Caro amico ti scrivo” (Keltia, 2000)

Caro Fabio, da quando te ne sei andato sono successe molte cose. Al giornale, l’editore mi ha dato il tuo posto di direttore, dicendo che con tutto quello che avevo fatto quando ero il tuo vice, sarei stato un degno successore. Io ce l’ho messa tutta e pare che adesso le cose vadano addirittura meglio. Il giornale vende di più, il distributore riesce a farci uscire anche fuori provincia e io stesso ho ricevuto un sacco di lettere di complimenti per i miei infuocati editoriali contro l’immigrazione clandestina, la droga, l’inarrestabile dilagare della criminalità e tutto il resto.

Tiziana, che prima non mi guardava neanche, adesso mi invita spesso a cena a casa sua e quando vado a trovarla al bar dove lavora, non manca mai di offrirmi da bere e di fermarsi un attimo a parlare. Avevi ragione: oltre che bellissima, è anche molto simpatica e ogni giorno mi sento più innamorato. Anche lei sembra tenere molto al nostro rapporto e pensa che è tutto merito tuo se ci siamo conosciuti. Sí, proprio cosí! È successo un po’ di tempo fa, al bar. Io esco dal lavoro e mi fermo lí per bere qualcosa. Con tutte le volte che ci siamo andati insieme, lei mi riconosce e mi chiede di te. Mi dice che è preoccupata perché è più di un mese che non ti sente, che dovevate andare a fare un picnic su al lago, che tutti i giorni prova a chiamarti a casa ma non risponde mai nessuno, che non si fa cosí, che è da maleducati, eccetera. Io le racconto che sei dovuto partire all’improvviso per un’offerta di lavoro che non hai potuto rifiutare e che non so quando riuscirai a tornare in città. Lei quasi non ci crede. È sconvolta all’idea che tu te ne sia andato senza dirle niente. Io provo a spiegarle che in fondo non è colpa tua, che il lavoro è lavoro, ma lei non sente ragioni. Poco ci manca che scoppi a piangere e io allora per consolarla le dico che se vuole la porto io su al lago, anche già domenica prossima. Ci metto un po’ a convincerla ma alla fine accetta e cinque giorni dopo siamo su.

Che giornata fantastica, è stata! Ci siamo trovati subito, come due anime gemelle. Abbiamo fatto il bagno insieme e siamo stati sulla riva, a parlare e a prendere il sole. Mi ha raccontato tutto di lei e devo dire che alcuni dettagli mi hanno colpito molto. Lo sai che è nata un giorno dopo di me? Io il sei giugno, lei il sette. E sai qual è stata la sua prima macchina? Una Fiesta blu. Come la mia, ti ricordi?

Abbiamo riso e scherzato per tutto il viaggio di ritorno e alla fine ci siamo lasciati con la promessa di tenerci in contatto. Da allora è andata sempre meglio e un giorno spero di riuscire a convincerla a venire a vivere da me. Sarebbe stupendo, non trovi?

Lo so che il monolocale dove sto io non è molto confortevole, ma il tuo ex padrone di casa mi ha detto che il tuo appartamento è ancora sfitto e che se lo voglio prendere io non ci sono problemi. Senza dubbio, è un gran bel posticino, centrale ma riservato. Condomìni cosí non ce ne sono molti in città e prima sarei stato costretto a fare i salti mortali per permettermi una simile sistemazione. Adesso però con lo stipendio da direttore non sarà più un problema e se non ricordo male anche a Tiziana piaceva molto il tuo quartiere, con tutta quella gente perbene in giro, i bar sempre tranquilli, la pasticceria sotto casa e quel bel ristorantino all’angolo.

Insomma, non so lí da te ma qui va tutto a gonfie vele. Sembra quasi che la tua partenza abbia fatto girare la ruota. Prima in effetti le cose non è che mi andassero granché bene. C’eri sempre tu a rovinare tutto: più bravo, più bello, più simpatico, più tutto. Almeno secondo gli altri. Io invece ero sicuro che tu fossi lí, davanti a me, solo per mera fortuna e che non avrei avuto problemi a fare di meglio se mai ne avessi avuto l’occasione. La testa mi girava al pensiero di tutto quello che sarebbe potuto succedere, ma per tanti anni ha girato a vuoto. Adesso invece…

Sento il talento scorrermi impetuoso nelle vene e ormai non riesco a stare fermo più neanche un attimo. A proposito, adesso che ci penso: cavolo, com’è tardi! Devo andare, Tiziana mi aspetta e per arrivare lassù ci vogliono almeno due ore. Poi dovrò cercare un sasso su cui appallottolare questa lettera per spedirtela giù in fondo al lago. Non so se sia rimasto ancora qualcosa del tuo cadavere, dicono che certi pesci siano molto voraci, ma spero ti farà piacere leggere un po’ di novità. In fondo sono passati già due mesi. Certo ci hai messo un po’ a morire, sembrava non ne avessi mai abbastanza, ma se non altro è stato divertente. Mi sei quasi diventato simpatico da allora e un po’ mi dispiace che tu non sia qui a assistere al mio trionfo. Ti sarei grato comunque se tenessi per te (e per i pesci) tutta questa storia: non sarebbe carino se ti mettessi in mezzo anche da morto. Riposa dunque in pace in fondo al lago e, come si dice in questi casi, acqua in bocca!

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