La rabbia e i superpoteri

Racconto fantastico pubblicato in “Guru meditation” (Ghost, 2001)

«Vedi, io credo che sia merito dell’Eucarestia.»

«Eh?»

«Sì, l’Eucarestia, la Comunione.»

«Ah!»

«Quando si fa la Comunione, si riceve il corpo di Cristo, di Gesù, che faceva i miracoli, quindi è possibile che si riceva anche un po’ del suo potere e si possa poi fare cose come queste.»

«Mmm.»

Luca è sempre più perplesso nell’ascoltare il racconto di Walter, che tutte le domeniche sere guarda Stargate e che guarisce la gente con la semplice imposizione delle mani e con la forza della mente. Non lo vedeva da più di un anno e gli era sembrata un’idea carina passare a trovarlo nel suo bar, dopo cena. Adesso però Luca si sente a disagio, vorrebbe quasi andare via, perché dopo le solite chiacchiere sulla pochezza del turismo e sugli incassi sempre più magri, Walter si è buttato a capofitto in una discussione sul paranormale, i misteri della Terra, gli UFO e tutto il resto, ritagliandosi un ruolo da protagonista con queste sue perfomance ai confini della realtà. Il peggio è che sembra assolutamente sincero e disinteressato, senza nessuna voglia di fare colpo sull’amico o di prenderlo in giro, e anche questa storia dell’Eucarestia più che blasfema sembra… logica.

«Allora? Ti ho lasciato senza parole?» chiede Walter dopo aver dato il resto agli ultimi clienti della serata.

«No no, figurati» risponde il ragazzo cercando di sembrare disinvolto.

«Spero di non averti turbato con il mio discorso» lo incalza l’uomo abbassando la serranda.

«No, anzi, è interessante. Ma quando ti sei accorto di avere questi poteri?»

«Eh, ormai sono più di trent’anni. Avevo circa la tua età allora e d’estate passavo le giornate al mare, a fare… beh, puoi immaginarlo. Un giorno un mio amico si ferisce un piede con un vecchio chiodo arrugginito, e anche piuttosto gravemente. Subito però non vuole andare al pronto soccorso a farsi vedere perché dice che è una sciocchezza, che gli è già successo e che passerà. Non passa e quando va all’ospedale l’infezione è già piuttosto estesa, e i medici gli dicono che se gli antibiotici non faranno effetto durante la notte, potranno essere costretti ad amputargli il piede per evitare la cancrena.»

«’Sti cazzi!»

«Già, una brutta storia. Dormii poco e niente, quella notte, perché ero veramente preoccupato per il mio amico e a un tratto ebbi come una visione. Nel buio della mia camera, mi parve di intravedere il suo piede con il chiodo piantato nel tallone. Pensai che si trattasse di un’allucinazione dovuta alla suggestione e puoi immaginare il mio stupore quando mi accorsi che mi bastava allungare una mano per sfilare il chiodo dal piede. In realtà non c’era niente di eccezionale in un’azione del genere, era stata la prima cosa che il mio amico aveva fatto quando si era ferito, ma il giorno dopo lui era guarito e sembrava essere in ottima forma.»

Luca non sa se essere più rinfrancato o preoccupato dalla ingenuità del racconto. Walter potrebbe essere pazzo più che paranormale.

«So cosa stai pensando» continua l’uomo. «Avrebbe potuto trattarsi di una coincidenza e così avevo pensato anch’io all’epoca, ma qualche anno dopo mi capitò una cosa del tutto simile con un mio cugino a cui erano stati diagnosticati dei calcoli renali. Il problema era che sembrava non ci fosse modo per frantumarli e farli defluire. Quelli dell’ospedale ci stavano studiando su da un po’ e lui intanto soffriva come un cane, finché una notte non mi sono apparsi i suoi reni e ho potuto sbriciolare i suoi calcoli con una semplice pressione della dita. E poi ancora…»

Qui si va nel grottesco. Luca si sente più sollevato: adesso è sicuro che Walter lo stia prendendo in giro. Spera solo che finisca presto. Anzi, è lui che deve finire. La birra. Qualche sorso ancora, poi sarà libero di tornare a casa e di far passare un altro anno, magari due, dalla prossima visita all’amico.

Walter sta raccontando di quando ha curato un tumore al cervello semplicemente mettendo una mano sulla testa del malato, quando Luca posa sul bancone il bicchiere vuoto e si alza dallo sgabello. In quell’attimo qualcuno fa capolino da sotto la serranda abbassata a metà.

«Cristo!» esclama Walter vedendolo.

«Lo conosci?» chiede Luca di nuovo preoccupato.

«Sì, è Ivano, un tossico che gira spesso da queste parti. Chiede l’elemosina e rompe i coglioni a tutti quelli che gli capitano a tiro.»

Il tipo in effetti non ha un bell’aspetto. Al contrario, è decisamente devastato. Si avvicina ciondolando al bancone, ma prima che possa dire o fare qualsiasi cosa, Walter lo anticipa: «Siamo chiusi, esci subito o chiamo la polizia!»

«Tu non chiami nessuno, stronzo!» esclama Ivano estraendo una pistola e puntandola contro l’uomo. «E adesso dammi i soldi, forza!»

«E tu non ti muovere!» dice poi all’indirizzo di Luca, impietrito accanto al suo sgabello.

Walter ci mette un po’, ma alla fine si decide. Con le mani che gli tremano, forse più per la rabbia che per la paura, svuota il cassetto della cassa e ne consegna il contenuto al tossico.

«Alza il cassetto adesso» ordina secco Ivano. «Voglio vedere cosa c’è sotto.»

«Niente» dice Walter con un filo di voce, e adesso ha davvero paura. «Non c’è niente sotto il cassetto.»

«Non fare il furbo con me, stronzo!» grida Ivano agitando la pistola. «So benissimo che tenete tutto sotto il cassetto. Forza, alzalo, se non vuoi che ammazzi te e il tuo amico.»

«Walter» interviene Luca terrorizzato. «Forse è meglio che fai come dice.»

Con la morte nel cuore e una rabbia che ormai gli annebbia la vista, l’uomo è costretto ad alzare il cassetto della cassa, mettendo in mostra diversi biglietti da cinquanta e cento euro.

«Bingo!» esclama Ivano, mentre un sorriso da almeno 200 watt gli illumina la faccia. «Forza, metti tutto sul banco adesso.»

Walter è tutto un tremito, ma non può far altro che obbedire e in men che non si dica i soldi, tutti i soldi della giornata e forse anche qualcosa di più, sono nelle tasche del tossico.

«Ragazzi, è stato un piacere» commenta Ivano uscendo dal bar. «Ci vediamo!»

Il pugno di Walter si abbatte sul bancone con una violenza impressionante, mentre le prime lacrime cominciano a scendere dagli occhi.

«Bastardo, grandissimo bastardo! La domenica è l’unico giorno che lavoro decentemente e mi ha portato via tutto, quel bastardo! Erano più di mille euro.»

«Cazzo, Walter, chiama la polizia, no?»

«La polizia, la polizia!» sbotta l’uomo. «Cosa vuoi che faccia la polizia? Non l’hai visto? È entrato qui a viso scoperto a neanche mezzanotte, ed è uscito come se niente fosse. E domani sarà di nuovo qui in giro a fare quello che cazzo vuole e il peggio che potrà capitargli sarà di finire in qualche clinica o in un centro di recupero. So ben io che cosa si meriterebbe uno così, brutto bastardo!»

Luca se ne va alquanto frastornato e quella notte non riesce a dormire. Gli dispiace troppo per non pensarci. Walter è uno che ha sempre lavorato sodo ed è stato onesto con tutti, e non merita di subire un simile sopruso. Vorrebbe fare qualcosa ma non può e questo lo fa stare ancora peggio.

Sebbene sia ancora un po’ scosso, la mattina dopo Luca riprende la solita vita di sempre, tranquillo, senza particolari ansie o paure. Tuttavia le notti successive di nuovo non riesce a dormire. Due, tre, quattro giorni. Niente. Una notte più in bianco dell’altra e non per merito della sua ragazza. Deve assolutamente tornare da Walter, altrimenti non riuscirà mai a darsi pace.

Sono le undici passate quando entra nel bar, vuoto.

«Ciao, Luca!» lo saluta Walter da dietro il bancone. «Mi fa piacere che tu sia venuto a vedere come sto.»

«Non sono venuto per questo» chiarisce subito il ragazzo.

«Ah. Come vuoi.» L’uomo cerca di dissimulare il proprio imbarazzo, ma senza successo. «Allora che cosa posso fare per te?»

«Puoi dirmi perché l’hai fatto.»

«Fatto cosa?»

Luca si avvicina al bancone, ma senza sedersi. «Walter, guarda che non sono stupido. Ho visto il telegiornale e ho letto i giornali.»

«Non so di cosa stai parlando.»

«Walter, Cristo, lo hanno trovato con il cuore spappolato!»

«Chi hanno trovato?»

«Walter, è inutile che fingi di non sapere niente. Lo sai benissimo di chi sto parlando. Ivano, il tossico che ti ha rapinato. Lo hanno trovato la mattina dopo su una panchina dei giardinetti con il cuore in poltiglia.»

«E con questo?»

«Walter, smettila di fare l’ingenuo. Sei stato tu, lo sappiamo benissimo tutti e due. Lo ammetto, subito non credevo che tu potessi fare veramente delle cose del genere, ma quando ho sentito la notizia al Tg3 non ho avuto dubbi. Nessuno sapeva spiegare cosa fosse successo e il giornalista diceva che era come se una mano avesse stretto il suo cuore fino a farlo scoppiare. Solo tu potevi fare una cosa del genere. Sei stato tu, dillo.»

Silenzio.

«Dillo!»

«Luca, che tu ci creda o no, non sono stato io. Non mi dispiace che Ivano sia morto, certo, lo ammetto, ma io non c’entro assolutamente niente con quello che è successo e nemmeno mi interessa. Perciò, se per stasera questo è il tuo unico argomento di conversazione, ti prego di uscire subito di qui.»

«Altrimenti?»

Walter si sporge minaccioso da dietro il banco. «Altrimenti sarò costretto a chiamare la polizia e a denunciarti per diffamazione. Lo scherzo è durato anche troppo, mi pare.»

Luca sente il sangue salirgli alla testa, ma riesce a controllarsi. «E va bene, va bene, me ne vado. So di non avere lo straccio di una prova contro di te, ma prima o poi troverò il modo di incastrarti. Quello che hai fatto è mostruoso e io non posso vivere con un simile peso sullo stomaco.»

«Vai, vai» lo apostrofa Walter in tono strafottente. «Vai a prendere un po’ d’aria, ché ne hai bisogno.»

Luca non lo sente nemmeno. Furioso, esce dal bar sbattendo la porta. Attraversa la strada a passo deciso, ma un improvviso capogiro lo fa barcollare, proprio mentre arriva una macchina a grande velocità.

Luca è travolto e l’ultima cosa che vede prima di morire è Walter che esce dal bar per godersi la scena.

Marco Vallarino