Una squillo per regalo

Racconto umoristico pubblicato sul settimanale La Riviera del 12 dicembre 2003

Nell’autunno del 2003 iniziai a scrivere per il settimanale La Riviera di Sanremo. Ero al Secolo XIX già da un paio d’anni e i racconti noir che scrivevo per la terza pagina avevano un certo successo. Decisi così di raddoppiare proponendo anche alla Riviera le mie storie ispirate ai principali fatti di cronaca. Il direttore Andrea Moggio fu entusiasta della mia offerta di collaborazione. Mi invitò a cominciare non appena possibile, chiedendomi però di prendere spunto dalla cronaca locale anziché da quella nazionale, come facevo al Secolo XIX.

L’intenzione era di differenziare la nuova rubrica dall’altra per evitare sovrapposizioni, senza contare che La Riviera era un giornale locale che aveva poco interesse a trattare argomenti extraprovinciali. Il desiderio del direttore Moggio era quindi legittimo, però mi mise in difficoltà. Pur vivendoci, seguivo poco la vita della provincia di Imperia, dove peraltro mi annoiavo a morte. Sarei riuscito a trovare abbastanza materiale per lavorare senza troppo stress? La risposta fu un “sì” che mi porto a scrivere ben venti racconti nel giro di pochi mesi. Già le prime notizie su cui mi trovai a lavorare prima di Natale, in quel dicembre del 2003, furono pazzesche, come leggerete tra poco.

Racconto “Una squillo per regalo”

La Riviera, 12 dicembre 2003

Confesso di non ricordare che regalo mi fece mia madre per i diciotto anni. Forse una camicia o un paio di jeans. Mio padre mi telefonò da Milano per farmi gli auguri, sbagliando giorno come al solito, ma promettendo che alla prima occasione mi avrebbe offerto un gelato. I compagni di classe mi omaggiarono di un aeroplanino d’oro da appuntare sulla giacca, perché potessi sempre viaggiare sulle ali della fantasia. Mia nonna mi rifilò un paio di banconote da centomila lire, il regalo migliore per chi sognava di andare una settimana a Riccione e aveva già sperperato i soldi ricevuti a Natale. Nessuno comunque si sognò di regalarmi una squillo, come pare abbia fatto una madre di Sanremo per il diciottesimo compleanno del figlio.

Rocco e Antonia, due nomi “a caso”

Dopo aver letto l’articolo apparso sulla prima pagina de La Riviera di qualche settimana fa, ho pensato alla possibile origine di una storia così pazzesca e mi sono venuti in mente Rocco e Antonia. Due ragazzi che fanno le vasche in corso Matteotti. Si tengono per mano e sorridono ogni volta che i loro sguardi si incrociano. Si sono conosciuti a scuola e stanno insieme da un po’. Il primo bacio è già un lontano ricordo, ma non hanno ancora rotto il ghiaccio, o fatto sesso, o fatto l’amore, o come diavolo si dice adesso.

È solo questione di tempo, lo sappiamo, il momento prima o poi arriva. Ma Rocco è così emozionato che non riesce a dare il meglio di sé. Anzi, non riesce a dare proprio niente. Lascia casa di Antonia imbarazzatissimo e quasi non sente la ragazza che dice: “Coraggio, domani andrà meglio.”

Domani diventa dopodomani e poi il giorno dopo ancora, fino alla settimana successiva, quando Rocco viene finalmente al dunque. Il guaio è che viene troppo presto, quasi senza che Antonia se ne accorga. Stavolta la ragazza non lo accompagna neanche alla porta. Il morale di Rocco inizia a trivellare verso il centro della terra, peggiorando le già scarse prestazioni. La rottura arriva inevitabile e, mentre Antonia aumenta le incursioni in corso Matteotti per trovare qualcuno che le restituisca il sorriso, Rocco inonda la casa di lacrime e prepara la corda per impiccarsi. La madre, preoccupata, una sera origlia alla porta della camera e lo sente sfogarsi con un amico.

Monique, il regalo di compleanno

Prima che sia tardi, la donna corre ai ripari, nell’unico modo possibile. Il giorno del suo diciottesimo compleanno, Rocco insieme alla torta trova una bella ragazza mora con due grandi occhi neri e una serie di curve mozzafiato che neanche a Monza in parabolica. “Questa è Monique” la presenta la madre. “Ti aiuterà a risolvere il tuo piccolo problema. La prossima settimana non andrai a scuola, studierai e ti allenerai giorno e notte con lei, finché non diventerai un amatore coi fiocchi. Sono sicura che ce la farai. Pensa a Rocky Balboa, anche lui ha perso il primo incontro e ha dovuto allenarsi duramente per vincere nel secondo film.”

Rocco spegne le candeline e sorride. Gli allenamenti con Monique sono quanto di meglio potesse sperare per i suoi diciotto anni e, giorno dopo giorno, si sente più sicuro e disinvolto. Monique non si risparmia. Insegna al ragazzo tutti i trucchi, le posizioni e i modi migliori per fare colpo sulle future compagne di letto. Alla fine anche lei può godersi i frutti del lavoro svolto, prima di intascare dalla madre il compenso pattuito e tornare a disposizione dei clienti abituali.

Non so dirvi se poi Rocco sia riuscito a mettere in pratica quanto imparato. Forse Antonia, vinta dal rimorso, è tornata da lui e non è più uscita dal suo letto, conquistata dal cambiamento. Forse è un’altra, adesso, a spassarsela con il «nuovo miracolo italiano». Forse Rocco si è innamorato di Monique e va tutte le sere a cercarla sulla statale, in motorino. Chissà! Intanto ricordatevi di mettere la freccia quando rallentate e accostate al marciapiede, non è divertente tamponare chi va a…

Marco Vallarino