Stefano Senardi da Imperia alla conquista della musica

Stefano Senardi, imperiese come me, è un caro vecchio amico che conosco da prima di diventare giornalista. Non solo perché lui era già famoso. Stefano è stato infatti un affezionato cliente della ex pasticceria della mia famiglia. Quando poi ho iniziato a scrivere per Il Secolo XIX le occasioni di parlare di lui non sono mancate.

Stefano Senardi

Nonostante i numerosi e importanti impegni in tutto il mondo, Senardi ha trovato spesso il tempo di organizzare eventi anche nei dintorni della sua città, come concerti di Capodanno e rassegne di musica e cabaret molto apprezzate. La sua nel mondo della musica è stata una carriera straordinaria. Forse irripetibile per i risultati raggiunti e la capacità di innovare la discografia italiana e mondiale.

L’articolo che state per leggere è frutto di una lunga intervista che Stefano mi ha concesso nel 2018 per un inserto del Secolo XIX dedicato ai personaggi imperiesi di maggior successo nel campo dell’arte e dello spettacolo. Come Settimio Benedusi, Francesca De Rose, Roberta Piacente e appunto Senardi. È, in estrema sintesi, ma non senza qualche aneddoto interessante, la storia di com’è iniziata e proseguita la sua avventura nella musica. Un’avventura che continua ancora oggi e che nell’estate 2022 porterà Stefano a essere mio ospite alla rassegna Un mare di pagine a Diano Marina per presentare il libro su Franco Battiato scritto insieme a Francesco Messina.

La musica si inchina a “re” Stefano Senardi

Il Secolo XIX, 7 febbraio 2018

Fiorella Mannoia e Stefano Senardi

Un ritaglio di giornale è all’origine di una delle carriere più folgoranti nell’industria discografica. È iniziata quasi per caso, ma proseguita con successo, l’avventura dell’imperiese Stefano Senardi nel mondo della musica. Negli anni 70, quando era un giovane appassionato di dischi non poteva immaginare come sarebbe proseguita l’avventura tra le sette note.

«Da ragazzo, con l’amico Paolo Verda, lavoravo nel negozio di dischi Cavillotti» racconta Senardi. «Consigliavo i clienti su chi ascoltare, e poi comprare, tra i tanti cantanti e gruppi che c’erano. Era un periodo florido per la musica, con molto da scoprire e imparare. Mi piaceva aiutare gli altri nella scelta, ma non pensavo che i dischi, così come le cassette e poi i cd, sarebbero diventati un lavoro.»

Accadde invece che l’amica Gabriella Piccardo notò sul Corriere un annuncio di una casa discografica che cercava nuovi agenti. «Gabriella» prosegue Senardi «ritagliò l’annunciò e me lo portò. Per ottenere il lavoro, il candidato doveva essere residente a Bologna, milite esente, sapere l’inglese e avere un’auto. Io non aveva nessuno di queste quattro caratteristiche, ma avevo la patente e tanta passione per la musica. Al colloquio, fu il mio entusiasmo a convincerli ad assumermi e così iniziò la mia esperienza con la Compagnia Generale del Disco (o CGD) e l’industria discografica.»

La scalata di Stefano Senardi allo showbiz

Stefano Senardi e Vasco Rossi

Dopo qualche mese di gavetta, e 75.000 chilometri macinati in giro per l’Italia a consegnare dischi, accompagnare i cantanti nelle radio e organizzare eventi, Stefano Senardi fu notato per la sua competenza e iniziò a scalare i vertici dell’azienda.

«Imparai bene l’inglese, che era già fondamentale» dice. «Ottenni quindi un posto nell’ufficio del reparto internazionale, grazie al quale potei lavorare con star come Lou Reed e Iggy Pop. Instaurai ottimi rapporti con tutti. Poi capitò l’opportunità di passare alla WEA, altra importante casa discografica, e accettai. Trascorsi un altro periodo entusiasmante. Lavorai con Madonna, Talking Heads, Tracy Chapman, diedi vita a progetti di grande riscontro. Tra i tanti ricordo una compilation di Frank Sinatra il cui successo di vendite convinse il leggendario cantante americano a venire a cantare in Italia.»

Nel 1989 il colpo di scena: la Warner compra la CGD e Senardi torna a lavorare, da dirigente, per la sua vecchia casa discografica. «Fu anche quello un bellissimo momento» prosegue. «Si crearono nuove sinergie che diedero vita ad altre imprese, come la vittoria dei Pooh al Festival di Sanremo 1990, l’ascesa dei Litfiba e il grande ritorno di Pino Daniele. Ma il meglio doveva ancora venire.»

Presidente della PolyGram

Franco Battiato e Stefano Senardi

Nel 1992, un allora trentaseienne Stefano Senardi riceve “una proposta che non si può rifiutare”. «Volai a Londra per scoprire che la PolyGram, considerata una delle più importanti case discografiche del mondo, mi aveva offerto il posto di presidente per l’Italia. Fu probabilmente il coronamento della mia carriera. Allo stesso tempo, risultai essere il più giovane presidente di una casa discografica che ci fosse mai stato in Italia. Alcuni artisti, che erano anche amici e credevano in me come dirigente, come Franco Battiato e Gianni Nannini mi seguirono in PolyGram. Furono anni di nuovo eccellenti, con tanti bei ricordi, come il concerto organizzato a Cuba per Jovanotti, primo musicista “occidentale” a suonare (con grande successo) sull’isola.»

Lasciata la PolyGram nel 1999, Senardi lavorò per qualche tempo per una propria etichetta, la Nun. Lanciò nuovi gruppi come i Feel Good Productions e i Cousteau e continuò a produrre artisti di qualità come Paola Turci. Poi negli anni 2000 iniziò una apprezzata attività di consulente, che prosegue tuttora e lo ha portato a lavorare in tv, in radio e online, per vari importanti progetti.

«Mi piacerebbe fare qualcosa per Imperia» conclude Senardi. «Credo infatti che la buona musica debba avere spazio anche in provincia. Tra i lavori che di recente mi sono divertito di più a fare, c’è la trasmissione di Sky Arte dedicata ai migliori album italiani, che sta per giungere alla seconda stagione.»

Marco Vallarino